10/12/2009
Incipit 1.3
Incipit 1.3
Un fiocco di neve faticò a scendere dal cielo e fiacco si posò sul marciapiede freddo di Ovindoli. Un corvo saltò giù d’un ramo attratto dal bagliore e svolazzò fino al marciapiede, laddove beccò la perlacea goccia brinosa, stringendo nel becco nulla più di una goccia d’acqua.
Si poteva udire a quell’ora il fragore del cicaleccio delle persone di ritorno dalle piste sciistiche coperto a malapena dal suono acuto delle campanelline natalizie che ornavano le porte degli esercizi commerciali e venivano di continuo agitate dal via vai di compratori.
Degli stivali scalpitanti affondavano nel nevischio gelato che copriva per qualche centimetro la superficie in ciottolato della piazza principale, questi erano indossati da un uomo di bassa statura che recava in mano un borsone pesante, che da lontano sarebbe parso addirittura più grande dell’omino stesso.
Giunto all’angolo superiore della piazza, l’uomo si arrestò, in meno di qualche secondo lo raggiunse un vecchio furgoncino, simile a quelli che trasportano la posta locale. “Questa la manda Fagioloni”, disse l’omino porgendo il borsone all’uomo che scese dalla vettura. Quest’ultimo, senza proferire parola, risalì sul furgoncino ed abbandonò presto la piazza, lasciando dietro di sé un odore di benzina combusta.
A Scalea il cielo ormai era ormai imbrunito, finalmente le vie avevano il favore del Sole per poter esibire allegramente le tradizionali luci che ogni anno abbelliscono le passeggiate degli abitanti.
I cittadini affollavano i supermercati in cerca di nuovi addobbi per la casa, e per cominciare a fare provviste per la cena di Natale.
Attraversando i vicoli del paese si potevano sentire i motivetti natalizi emessi da alcune luci più costose e ricercate; si potevano anche scorgere dall’alto delle finestre i cimali degli alberi allestiti il giorno prima dai vari padroni di casa.
Da una finestra però si scorgeva un’ombra in movimento, e la musica non era natalizia, bensì rock.
Una goccia di sudore si staccò dai capelli e scese lungo la tempia, curvando allo zigomo, per poi cadere in terra, unendosi ad altre gocce di sudore. Le sue braccia si piegavano a ritmo costante, diventando sempre più rosse e gonfie. Egli avvertiva il bruciore dell’acido lattico che invadeva i suoi muscoli ipervascolarizzati, ma era fortemente motivato, per cui non si fermava finché non avesse completato la serie.
“18…19…..20!”. Si lasciò cadere sul pavimento per riposare qualche secondo, dopodiché si sollevò ed andò a farsi una doccia. Nel frattempo il cellulare squillo due volte, la prima volta era una telefonata, la seconda un messaggio.
Dopo essersi asciugato i capelli, premette col pollice sul cellulare ed aprì il messaggio:
“Ehy figo,
ti ho telefonato prima.
Volevo dirti che stasera si esce se vuoi.
Fammi sapere ;-). Kiss“
L’idea di uscire non lo tentava particolarmente, era stanco e di quei tempi faceva piuttosto freddo per il paese.
Si ricordò però che di quei tempi il cinema doveva passare un film che attendeva da tempo, di fantascienza, così si ricompose e scrisse un sms di risposta in cui accettò.
16:29 Scritto da: coluichenarra in Incipit | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: incipit 1.3, albero bossoli | OKNOtizie |
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